biografia
1978

Sono nato a Carrara il 28 Gennaio 1978, in una famiglia di sportivi, mia madre tre volte campionessa italiana di lancio del peso, e mio padre è stato anche lui azzurro dell'atletica nel lancio del peso, durante un Europeo Juniores arrivò secondo. Insomma, sono figlio di due azzurri. Anche le mie sorelle con la pallavolo sono arrivate alla serie A1 e alla Nazionale. L'ambiente familiare mi ha aiutato a esprimermi attraverso lo sport.

1984

Giocando un po' a tutto ho trovato la mia strada, ma fin da quando mi divertivo in pineta con i miei amici, a 6 anni, sapevo che il mio sport sarebbe stato il calcio. Proprio a quell'età i miei genitori mi hanno iscritto alla scuola calcio Canaletto di La Spezia. Poi quando sono stato in età da Pulcini sono andato a giocare nel Perticata, squadra di Carrara. Fra l'altro non avevo nemmeno un ruolo definito, anche se già all'epoca mi entusiasmavano i portieri. Spesso giocavo a centrocampo, non me la cavavo male.

1988

Da centrocampista giocai la mia prima partita a San Siro, a 10 anni, una sfida fra i migliori bambini della Toscana e quelli del Veneto. Un'emozione incredibile, giocammo prima di Inter-Verona, nella stagione dello scudetto interista 1988-89. Vinse l'Inter con goal di Berti, se non ricordo male.

1990

Il mito assoluto per me era Thomas N'Kono, il grande portiere del Camerun. Passai al Bonascola, avevo 12 anni e scelsi il ruolo in maniera definitiva. Al Bonascola devo dire che per me furono decisivi l'allenatore Piserini, ex portiere e, soprattutto, il preparatore dei portieri Avio Manconi.


1992

Intanto osservatori di tante società importanti mi stavano tenendo d'occhio perchè, senza falsa modestia, stavo facendo davvero bene. In particolare mi seguivano Parma, Milan e Bologna. Per un certo periodo il Milan fu la società più vicina a me, non nego di aver pensato diverse volte a come sarebbe stato il mio arrivo a Milanello, visto che si era nel pieno dell'era dei tre olandesi e dei tanti altri campioni. Ma poi insieme alla mia famiglia scelsi il Parma, la squadra più vicina a casa. Ci andai da solo, nell'estate del 1991, avevo 13 anni. Venni affidato alle cure di due grossi personaggi: l'allenatore Ermes Polli, un mito a Parma, con oltre 300 partite giocate in varie categorie e l'allenatore dei portieri Ermes Fulgoni. Proprio Fulgoni mi diede da subito grandissima fiducia. Dopo 6 mesi che ero lì già diceva che sarei arrivato in Serie A. Andando avanti nelle giovanili Fulgoni continuò a seguirmi come preparatore specifico e come allenatore dopo Polli arrivò Rabitti. Nel racconto siamo arrivati agli Allievi Nazionali. Un bellissimo settore giovanile quello del Parma, mi sono rimaste amicizie con tanti ragazzi, alcuni dei quali sono anche diventati professionisti di fama come Morello, Falsini, Barone, Franceschini. Nella Berretti l'allenatore era Michelangelo Benedetto e nella primavera Salvioni. Intanto ero entrato nel mirino della prima squadra, stiamo parlando del 1995 avevo 17 anni e qualche mese...

1995

Nella rosa c'erano ottimi portieri, come Bucci, Galli e Nista, ma fin da subito Nevio Scala dimostrò di avere fiducia in me. Durante l'estate mi fece giocare gli ultimi minuti di un'amichevole che stavamo vincendo per quattro a zero ne feci di tutti i colori. In negativo. Ma Scala continuò a credere in me, pur considerandomi per quello che ero, cioè un ragazzo promettente. Cercò di farmi da tutore, anche fuori dal campo, ma anche i dirigenti del Parma fecero la loro parte per non farmi subire troppo l'approccio con il professionismo. Piccola parentesi per dire che nel frattempo anche io, come i professionisti veri, avevo trovato un procuratore. che poi è lo stesso di adesso, Silvano Martina. Quando avevo 14 anni si era rifiutato di conoscermi ritenendomi troppo giovane. Due anni dopo ci incontrammo durante un torneo a Viareggio, da allora non ci siamo più lasciati. Mi fece subito un'ottima impressione, forse avrà influito il fatto che fosse stato portiere del Genoa? Il primo (e unico) procuratore, i primi sponsor. Il primo in assoluto fu la Uhlsport, poi passai alla Reusch. Adesso la Puma, con cui mi trovo benissimo. Tutte aziende che hanno creduto in me alla fine penso siano rimaste soddisfatte, da parte mia ho sempre dato il massimo. Torniamo a quella stagione 1995/96. In Coppa Uefa, contro l'Halmstads, si fece male Bucci, Galli era andato alla Lucchese e Scala la domenica dopo fece giocare Nista, ma continuò a tenermi d'occhio.

Fino a quando, contro il Milan, il 19 Novembre 1995, disse che era arrivato il mio turno. L'allenatore dei portieri Di Palma aveva lavorato tantissimo sulla mia tecnica, sentivo di essere migliorato. Più che emozionato mi sentivo felice, una sensazione strana per un debuttante di 17 anni. Entrando in campo mi sembrò di avere sempre giocato in serie A, ma non era una sensazione da spaccone, era solo che mi sentivo al mio posto. Insomma, come ho detto prima, ero felice. Fra l'altro la situazione era potenzialmente di tensione, anche per un calciatore esperto, figuriamoci per un ragazzo. I compagni furono molto bravi, Sensini, Couto, Apolloni non mi fecero delle grandi raccomandazioni, la cosa mi fece capire che ero pronto. Solo Stoitchkov, nella sua maniera simpatica, mi disse all'orecchio delle parole che non ho dimenticato. Finì zero a zero, non avevo preso goal, più di così non potevo chiedere alla vita. In quel campionato totalizzai altre 8 presenze, ma giustamente rimasi nei ranghi visto che il titolare era Bucci. Nella stagione seguente cambiò l'allenatore, e sulla panchina del Parma arrivò Ancelotti. Pur non conoscendomi mi mise sullo stesso piano di Bucci e io mi seppi far trovare pronto. Però, per un motivo o per un altro non riuscivo a ingranare. A Novembre Zola andò al Chelsea, poi, quasi sotto Natale, iniziò una sequenza di partite esaltante. Ho un ricordo bellissimo di quella stagione, la squadra era normale, ma il gruppo era davvero strepitoso. Tanti amici e tanti giocatori forti o che forti sarebbero diventati: Apolloni, Benarrivo, Cannavaro, Thuram, Dino Baggio, Crippa, Stanic, Chiesa, Crespo. L'anno dopo, sempre con Ancelotti, pensavamo di essere più forti di tutti, invece i risultati non arrivarono. Di quell'epoca mi sono rimaste le amicizie e le tante ore di lavoro con William Vecchi che mi ha insegnato la cattiveria e l'aggressività nell'arrivare per primo sulla palla.

1997

Intanto era entrata nella mia vita anche la Nazionale maggiore dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili. Esordio a Mosca il 29 Ottobre 1997 con Cesare Maldini allenatore nelle qualificazioni mondiali contro la Russia, un freddo cane... Lì si emozionantissimo, altro che San Siro contro il Milan. A pochi secondi dalla mia entrata in campo feci una parata difficile e mi sbloccai. Quando il c.t. mi convocò per i Mondiali del 1998 toccai il cielo con un dito, a vent'anni ai Mondiali! Ero cosciente di essere il terzo portiere, ma è chiaro che dentro di te un 1% di speranza di giocare ce l'hai sempre. Poi si fece male Peruzzi e come per magia diventai il secondo, dietro a Pagliuca. Maldini aveva fiducia in me, ma le gerarchie erano molto chiare, quindi non ci furono problemi. Quell'estate Ancelotti lasciò il Parma e sulla panchina arrivò Malesani e come preparatore dei portieri Paese. Una stagione eccezionale, con tanti giocatori forti che erano ormai delle certezze e non più i giovani promettenti di qualche stagione prima. Vincemmo Coppia Italia, Coppa Uefa, Supercoppa Italiana. Il secondo anno con Malesani eravamo convinti di spaccare il mondo, ma la delusione fu enorme e alla fine perdemmo anche lo spareggio con l'Inter per il quarto posto che ci avrebbe consentito di andare in Champions League. Delusione nella delusione persi per un infortunio a un dito, una frattura, l'Europeo del 2000 con l'Italia che arrivò seconda con Toldo in porta.

2001

Nel 2001, dopo un'altra stagione di grandi promesse disattese, capii che certi progetti erano cambiati e che la famiglia Tanzi voleva iniziare una nuova era. I tempi delle grandi spese e della competizione diretta con le grandi metropolitane erano finiti, noi giocatori ne dovevamo prendere atto. Crespo era già andato alla Lazio l'anno prima e quell'estate venne il turno mio e di Thuram. Perchè non siamo riusciti a vincere uno scudetto a Parma? Me lo sono chiesto spesso senza trovare una risposta. Al contrario di quello che molti dicono lì c'era tutto per vincere, un ambiente ottimo, tutt'altro che demotivante... Forse insistendo qualche altro anno, tipo la Sampdoria degli anni Ottanta e primi anni Novanta, lo scudetto sarebbe arrivato. Pensandoci, stando tutti insieme avremmo potuto essere come la Sampdoria del 1991, ma nel calcio molte cose erano cambiate e un progetto simile a Parma era diventato impossibile. Una volta capito che un ciclo era finito, cominciai a guardarmi intorno. Le offerte non mancavano. Roma e Barcellona per un certo periodo furono molto vicine a me, ma sapevo che la Juventus, dopo la partenza di Van der Sar, era alla ricerca di un portiere e così quando arrivò l'offerta buona, sia per il Parma che per me, non esitai ad accettare. Dopo dieci anni era arrivato di nuovo il momento di traslocare. L'impatto con l'ambiente bianconero non è facile, specie per chi è abituato ai rapporti e ai ritmi di Parma, ma la coscienza di essere in una delle società più importanti del mondo ti fa superare tutto. Se poi lo scudetto arriva al primo colpo, con quell'incredibile sorpasso in extremis ai danni dell'Inter diventa tutto più facile





2002/03

È in questa stagione che, per la prima volta, dopo una serie di partite ad altissimo livello, vengo eletto migliore portiere del mondo secondo la classifica IFFHS. Poi un altro scudetto con la Juventus e un cammino esaltante in Champions League eliminando il Real Madrid e venendo battuti solo ai rigori nella finale con il Milan. Vengo eletto miglior giocatore della Champions League 2002/2003. I Mondiali 2002 speravo davvero fossero i miei Mondiali. Trapattoni mi considerava titolare, anche se sapevo di non potermi permettere cali di rendimento, vista la bravura di Toldo. C'erano tante speranze, ma per una serie di motivi, e al tempo stesso per nessun motivo specifico, non disputammo un grande torneo. Errori arbitrali, alcuni giocatori non al massimo della forma, Nesta e Cannavaro fuori nella partita decisiva, la sfortuna, mescolate tutto e avrete quel Mondiale in chiave azzurra. Negli ottavi di finale al 4' parai un rigore al coreano Ahn, distendendomi sulla destra, dopo il goal di Vieri ammetto di aver sperato in qualcosa di grande. È andata diversamente, peccato.

2004/05

È l'anno di Capello e dell'inseguimento al Milan, vinciamo comunque lo scudetto, ma ci verrà revocato... In Champions usciamo ai quarti con il Liverpool. Durante l'amichevole con il Milan, al Trofeo Berlusconi ho uno scontro con Kakà e mi procuro una lussazione alla spalla che mi costringe a fermarmi per ben 3 mesi.

2006

Torno titolare a Gennaio 2006, è l'anno di Calciopoli. Chiudiamo comunque primi in classifica. È l'anno che vedrà la Juventus in B... Ma è anche l'anno della vittoria ai Mondiali in Germania, una grande voglia di ricominciare ritrovando freschezza, allegria, entusiasmo, stimoli e sempre nuove motivazioni.

2007/08

Durante la nuova stagione in Serie A, prima della partita contro il Genoa, vengo eletto miglior portiere del mondo per il quarto anno. In seguito inizio a soffrire di mal di schiena, causato da un'ernia del disco, che mi costringe spesso al riposo lontano dal campo. Il 10 marzo 2008 ho rinnovato il contratto che mi lega alla Juventus FC fino al 2013, voglio vincere tutto con la maglia bianconera.



2008/09

Nella stagione 2008-2009 causa infortunio salto parte dell’inizio della stagione e torno in campo a Gennaio, prima in amichevole con il Monaco poi in Coppa Italia contro il Catania.
Le due annate successive sono sfortunate sia per me che per la Juventus, infatti io sono costretto a causa infortuni prima al menisco poi alla schiena a saltare diverse partite nel
2009-10
e metà stagione nel
2010-11
.
Nel mezzo partecipo ai Mondiali in Sudafrica dove durante la prima partita riporto l’infortunio alla schiena che mi precluderà il proseguo del torneo. Purtroppo per l’Italia quel Mondiale sarà davvero breve.

Nel giugno del 2011 arriva sulla panchina bianconera Antonio Conte e fin dal primo impatto ho sensazioni positive sulla stagione in partenza, sensazioni che diventeranno ancora più positive dopo il primo match nel nostro nuovo stadio.

La stagione
2011-12
sarà davvero ricca di emozioni e mi permetterà di festeggiare dopo tanto tempo la vittoria del campionato di Serie A e di vivere una grande avventura con la Nazionale che ci porterà fino alla finale del Campionato Europeo persa contro la Spagna.

Ad Agosto, con lo Scudetto cucito sul petto, alzo per la prima volta un trofeo da capitano. Si tratta della Supercoppa Italiana vinta contro il Napoli a Pechino. Sarà l’inizio di un’altra splendida stagione in bianconero che mi vedrà tagliare il traguardo delle 400 presenze in bianconero, rinnovare con la Juventus per altri due anni e che soprattutto ci vedrà confermarci Campioni d’Italia ed arrivare sino ai quarti di Champions League.

La nuova stagione, la tredicesima in bianconero, è già iniziata con la vittoria in Supercoppa ai danni della Lazio e con la volontà di migliorarci ulteriormente rispetto alle passate stagioni.

Gigi Buffon
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